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L’importanza dell’ascolto attivo sul lavoro

Persone che si ascoltano e provano empatia
La capacità di ascolto, sia nella vita privata che in quella lavorativa, è una delle qualità più apprezzate, ma non sempre pienamente compresa. Come spiega una ricerca riportata da Harvard, spesso pensiamo di essere dotati di questa skill solo perché sappiamo rimanere in silenzio e dare dei segnali di presenza (espressioni faciali o piccoli cenni) mentre il nostro interlocutore sta parlando. 
La verità è che l’ascolto attivo – e non un banale “sentire” – è più complesso di quanto sembri. Innanzitutto, per questioni biologiche, l’essere umano preferisce parlare che ascoltare.

Ascoltare e poi parlare

La ragione per cui abbiamo due orecchie e una sola bocca è che dobbiamo ascoltare di più, parlare di meno”, diceva il filosofo greco Zenone di Cizio. Scopriamo insieme l’importanza dell’ascolto attivo nel mondo del lavoro.
“Prima cerca di capire… poi di farti capire”: così scriveva il formatore americano Stephen Covey nel suo libro Le sette regole per avere successo. Questo principio comporta un radicale cambio di paradigma che mette l’atto del parlare subordinato a quello dell’ascoltare.
La maggior parte di noi, al contrario, non ascolta con l’intenzione di capire, ma con quella di poter prendere la parola e dire la propria il più velocemente possibile. Siamo infatti così concentrati su noi stessi e sulla nostra opinione che fatichiamo a entrare in contatto gli altri. Come spiegano gli esperti, questa diffusa incapacità di ascoltarerende più difficile il dialogo, che si costruisce con la voglia di comprendere, prima che di farsi comprendere”.

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Perché l’ascolto attivo è così importante?

Possiamo definire l’ascolto attivo come la capacità di dare completa attenzione al nostro interlocutore, comprendendo appieno il suo messaggio e non solo il significato letterale delle parole. In questo articolo trovate alcuni consigli per ascoltare in modo attento e migliorare le proprie capacità di ascolto attivo sul lavoro.
Qui scopriamo invece alcuni fondamentali vantaggi che derivano dall’ascolto attivo.

Relazioni di fiducia

Praticare un ascolto attivo aiuta a istaurare relazioni solide e di fiducia con i colleghi. È capitato a tutti di parlare senza essere ascoltati, e, di conseguenza, provare un forte senso di delusione e sfiducia verso l’interlocutore. Al contrario, quando sappiamo di poter parlare con un collega senza essere interrotti o trascurati, ci sentiamo di aver di fronte un interlocutore affidabile con cui possiamo confrontarci liberamente. Gli ascoltatori attivi sono coloro a cui colleghi e dipendenti si rivolgono per parlare di proposte, suggerimenti, idee e problemi lavorativi. Ed è così che nascono i nuovi progetti.

Ascolto reciproco

Il meccanismo è semplice: se il nostro interlocutore ci ascolta con attenzione, a nostra volta siamo più propensi ad ascoltare in modo attento. Al contrario, quando ci sentiamo trascurati mentre esprimiamo il nostro punto di vista, difficilmente presteremo attenzione quando sarà il nostro turno di ascoltare. Negli ambienti di lavoro, dove la comunicazione efficace è alla base del successo, è fondamentale creare un team di ascoltatori attenti, in grado di dialogare in modo aperto e responsabile.

Maggiori competenze soft skills

Non solo facendo, ma anche ascoltando si impara. Quando ascoltiamo colleghi e i collaboratori in modo attento e curioso, possiamo allargare gli orizzonti, scoprire cose nuove e migliorare le nostre competenze. Sicuramente alcuni dei nostri colleghi saranno più competenti di noi su certi aspetti: costruendo un dialogo costruttivo e attento, possiamo trarre vantaggio dalla loro presenza. In parole semplici, l’ascolto attivo permette un passaggio di conoscenze immediato e naturale, senza alcun costo.

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Sappiamo quanto l’ascolto attivo sia una soft skill fondamentale, molto apprezzata sul lavoro e nella vita privata. Dalla creazione di relazioni di fiducia, al miglioramento delle competenze, fino alla riduzione di incomprensioni e tensioni, un ascolto attento porta numerosi vantaggi all’interno di un team aziendale.

I diversi tipi di ascolto

Spesso, però, l’ascolto attivo viene confuso con altre tipologie di ascolto, meno impegnative e meno efficaci per la comunicazione. Scopriamo insieme quali altri tipi di ascolto possiamo mettere in atto:

Passivo: è un tipo di ascolto superficiale e inefficace, che di fatto non porta a una comunicazione. Chi ascolta, infatti, non presta attenzione alle parole dell’interlocutore. Una buona descrizione dell’ascolto passivo è il classico detto “entra in un orecchio ed esce dall’altro”

Selettivo: è il tipo di ascolto più comune. Durante una conversazione, chi ascolta presta solo attenzione a ciò che vuole sentire, filtrando così il messaggio. Anche in questo caso non avviene una vera comunicazione, in quanto parti del discorso vengono ignorate e non recepite

Attivo: è il tipo di ascolto che permette una comunicazione efficace. Chi ascolta in modo attivo, presta attenzione al messaggio dell’interlocutore e rimane concentrato sulla conversazione. A differenza dell’ascolto selettivo, l’ascolto attivo è privo di pregiudizi: non filtra e non giudica

Il primo passo per migliorare la nostra capacità di ascolto è la consapevolezza: solo quando ci accorgiamo in quale livello siamo, possiamo impegnarci a elevare la nostra attenzione, empatia e concentrazione durante una conversazione.

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Cinque passi per un ascolto attivo

Primo passo: prestare attenzione

La nostra mente tende a divagare: secondo una ricerca condotta nel 2010 dagli psicologi Killingsworth e Gilbert dell’Università di Harvard, passiamo quasi il 50% del nostro tempo a pensare a qualcosa di diverso da quello che stiamo facendo. Ricordatevi di questa tendenza quando ascoltate e, se vi ritrovate a divagare con la mente, riportate la vostra attenzione alla conversazione in corso.

Secondo passo: non interrompere

Durante una conversazione, siamo abituati a intervenire in qualsiasi momento, senza lasciare a chi parla il tempo di finire il proprio discorso. Abituatevi a non interrompere il vostro interlocutore, a non prendere la parola finché non è il vostro turno. Le interruzioni, infatti, possono portare a distrazione, oltre a essere viste come un segnale di disinteresse. 

Terzo passo: non anticipare

Quando ascoltate, siate pazienti e rispettate il ritmo del vostro interlocutore. Se chi parla si prende una pausa, non cercate di anticipare le sue parole per accelerare la comunicazione. Non completate i discorsi altrui: al contrario, lasciate sempre al vostro interlocutore il suo spazio, senza essere invadenti.

Quarto passo: mantenere un contatto visivo

Guardare chi sta parlando è un chiaro segnale di attenzione. Durante una conversazione, mantenete il contatto visivo con l’interlocutore e riponete altre fonti di distrazione, come il cellulare o il computer. Mantenere un contatto oculare vi aiuterà anche a ridurre le fonti di distrazione esterne.

Quinto passo: parafrasare

Se volete veramente comprendere una persona, l’atto del parafrasare può venirvi in aiuto. Dopo aver ascoltato attentamente il vostro interlocutore, prendetevi un momento per parafrasare – ovvero per dire con le vostre parole – ciò che avete appena ascoltato. Grazie a questo momento di parafrasi, l’altra persona potrà confermare o meno se avete pienamente compreso il suo discorso.

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